Tom Sturridge a Cannes 79 Foto Martina Dal Piano per Think Movies

Tom Sturridge tra The Man I Love e il nuovo film di Mia Hansen-Løve

Tom Sturridge racconta The Man I Love, il lavoro con Rami Malek e il nuovo film di Mia Hansen-Løve dopo Cannes.

Tom Sturridge ha raccontato l’esperienza di lavorare con Ira Sachs in The Man I Love, il dramma ambientato nella New York di fine anni ’80 che, dopo la première a Cannes 79, ha conquistato critica e pubblico grazie al suo sguardo poetico su amore, desiderio, morte e arte. Accanto a Rami Malek — molto lodato per il ruolo di un attore dilettante malato di AIDS — anche Sturridge ha ricevuto grandi apprezzamenti per la sua interpretazione intensa e misurata del compagno Dennis.

Per l’attore, già passato dal red carpet di Cannes con Irma Vep nel 2022 e On the Road nel 2012, lavorare con Sachs è stato qualcosa di completamente diverso rispetto ai set tradizionali. Il regista, infatti, evita prove e discussioni preventive sulle scene: vuole che tutto nasca direttamente durante le riprese. Sturridge descrive questo metodo come un vero “atto di fede”, basato sulla fiducia totale negli attori e nella spontaneità del momento. Secondo lui, Sachs lascia che le scene “respirino”, senza forzature, convinto che la verità emerga naturalmente davanti alla macchina da presa.

Parlando con Variety il giorno dopo la première, Sturridge ha spiegato come il regista abbia preparato il cast non attraverso lunghe analisi delle scene, ma con riferimenti culturali e cinematografici. Per comprendere il contesto storico della vicenda, Sachs gli ha consigliato documentari come How to Survive a Plague di David France, il film Maestro sulla scena dei club degli anni ’80 e il memoir Borrowed Time di Paul Monette. Parallelamente, gli ha fatto scoprire opere fondamentali del suo immaginario cinematografico, tra cui Je, Tu, Il, Elle di Chantal Akerman, Opening Night di John Cassavetes e Van Gogh di Maurice Pialat.

Un aspetto centrale del lavoro è stato il rapporto con Rami Malek. I due si conoscevano già tramite amici comuni e, appena confermata la collaborazione, si sono incontrati a Londra per costruire quella complicità silenziosa necessaria a interpretare una coppia insieme da molti anni. Più che discutere del film, hanno cercato di sviluppare un vero “linguaggio fisico”: familiarizzare con i reciproci movimenti, con la presenza dell’altro e con una forma di comunicazione fatta di gesti e intimità più che di parole.

Sturridge ha anche riflettuto sul tipo di recitazione richiesto dal cinema, sottolineando quanto la macchina da presa sia capace di cogliere emozioni minime e cambiamenti interiori quasi impercettibili. Secondo lui, questa sensibilità è possibile soprattutto grazie al metodo di Sachs, che predilige lunghe inquadrature e poche coperture, lasciando agli attori lo spazio per vivere davvero il momento.

Le riprese si sono svolte realmente a New York, scelta che per Sachs era essenziale: più che un semplice film in costume, voleva che l’energia autentica della città permeasse ogni scena e accompagnasse quotidianamente il lavoro del cast.

Infine, Sturridge ha rivelato il suo prossimo progetto: entrerà nel cast del nuovo film di Mia Hansen-Løve, If Love Should Die, dedicato alla filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstonecraft e interpretato anche da Renate Reinsve. L’attore ha raccontato di ammirare la regista da molti anni, ricordando l’impatto profondo che ebbe su di lui Le Père de mes enfants quando aveva poco più di vent’anni. Ha aggiunto, scherzando, di aver “fatto pressione” per riuscire finalmente a lavorare con lei, dopo essere rimasto per anni ai margini del suo mondo grazie alle collaborazioni con il suo ex marito, Olivier Assayas.


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