the mandalorian and grogu

Jon Favreau racconta The Mandalorian and Grogu e la scena con l’AT-AT

Jon Favreau racconta The Mandalorian and Grogu, la sequenza con l’AT-AT, il ritorno di Star Wars e i segreti della produzione IMAX.

Jon Favreau ha raccontato alcuni retroscena di The Mandalorian and Grogu, soffermandosi in particolare sulla complessa sequenza di combattimento con l’AT-AT e su come sia riuscito a costruirne il ritmo fino alla battuta finale.

Qui la Recensione: The Mandalorian and Grogu, la recensione: un ritorno al cinema che resta serie

Il regista ha sottolineato la grande responsabilità legata al ritorno di Star Wars al cinema dopo sette anni, ricordando, come riportato da Variety, quanto il franchise sia profondamente radicato nell’immaginario del pubblico: “Le persone sono molto legate a Star Wars, che continua a esistere da quasi 50 anni proprio grazie al coinvolgimento emotivo dei fan”.

Collocato dopo gli eventi della terza stagione di The Mandalorian e della prima di Ahsoka, il film segue Din Djarin (interpretato da Pedro Pascal) e Grogu, ora operativi come cacciatori di taglie per la Nuova Repubblica. Favreau, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Dave Filoni, apre subito la narrazione in piena azione: i due protagonisti, a bordo di un mezzo AT-RT, attaccano un signore della guerra imperiale. La fuga del nemico all’interno di un AT-AT dà il via a un inseguimento serrato, con Din Djarin che riesce a infiltrarsi nel veicolo per catturarlo.

Si tratta di una sequenza particolarmente complessa, pensata anche per valorizzare il lavoro di Lateef Crowder, esperto di arti marziali e capoeira. Favreau ha spiegato di aver costruito la scena insieme a lui con l’obiettivo di esaltarne le capacità fisiche e coreografiche: “Abbiamo creato qualcosa che sfruttasse pienamente il suo talento, lasciando che la macchina da presa completasse il resto”.

La realizzazione del film ha permesso di sviluppare la scena nei minimi dettagli, anche grazie a scenografie interne all’AT-AT costruite appositamente, tra cui ambienti mobili e elementi meccanici progettati per restituire la sensazione di uno spazio instabile e in movimento. Il risultato è una sequenza dal ritmo estremamente dinamico, che Favreau paragona a una scena d’azione “alla John Wick inserita in mezzo a Star Wars”.

Grande attenzione è stata dedicata anche all’aspetto visivo e coreografico: nuovi design per gli Snowtrooper, armi inedite, e un lavoro coordinato tra stunt, scenografia e musica di Ludwig Göransson, definita dal regista come una componente decisiva per l’intensità emotiva della scena. L’intera sequenza è stata concepita per sembrare un unico piano sequenza, anche se costruita con grande precisione tecnica: l’obiettivo era che lo spettatore percepisse continuità senza accorgersi dei tagli.

Accanto alla parte d’azione, Favreau ha raccontato anche un momento più leggero della produzione: il coinvolgimento di Martin Scorsese, che nel film presta la voce a un venditore ambulante alieno. L’ingaggio, inizialmente improbabile agli occhi del regista, si è concretizzato grazie all’intervento di Kathleen Kennedy, che ha contattato direttamente Scorsese ottenendo un immediato sì. L’esperienza, ha rivelato Favreau, è stata per lui “un sogno che si realizza”, soprattutto per la spontaneità con cui il regista ha registrato le battute.

Favreau ha poi riflettuto sul lavoro del team creativo e degli animatori, elogiandone la dedizione e la libertà artistica concessa durante la produzione, sottolineando come ogni elemento fosse pensato per elevare l’esperienza complessiva.

Infine, il regista ha espresso la speranza che il film venga vissuto come un’esperienza immersiva e condivisa, simile a un’attrazione cinematografica: qualcosa che emoziona sia i nuovi spettatori sia i fan storici. Per Favreau, Star Wars resta soprattutto questo: un’esperienza collettiva da condividere, capace di trasmettere la stessa meraviglia provata da bambino.

Il film è stato inoltre girato con un’attenzione particolare al formato IMAX, che ha permesso maggiore libertà creativa e una composizione dell’immagine pensata per essere coinvolgente e immersiva. Favreau ha dichiarato di essersi ispirato anche al lavoro di registi come Christopher Nolan e Ryan Coogler, studiando come massimizzare l’impatto visivo e periferico dell’inquadratura. Una parte del processo è stata persino supportata da software di visualizzazione su Apple Vision Pro, utilizzato per simulare la resa IMAX già durante le riprese, con l’obiettivo finale di offrire al pubblico un’esperienza fluida e immediata.


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